Dentro il tempo. I Sartorelli e la forma viva della memoria
Testo critico di Eleonora Alberti per la Mostra d’arte Sartorelli: generazioni di artisti
Famiglia Sartorelli
È una genealogia dello sguardo. Un attraversamento del tempo in cui la materia si fa memoria e la memoria, lentamente, torna carne, immagine, respiro. Ci sono famiglie che tramandano mestieri; altre, silenzi. I Sartorelli tramandano una forma di resistenza poetica. Tre generazioni, tre linguaggi, un unico nucleo emotivo: la necessità di lasciare traccia dell’umano. All’inizio del percorso troviamo Fausto Sartorelli, uomo di pietra nel senso più alto del termine. Nato tra cave e polvere di marmo, formatosi nella poliedrica disciplina della Scuola d’Arte Industriale di Viggiù, appartiene a quella stirpe di scultori lombardo-ticinesi che conoscevano il peso della materia prima ancora della fama. Le sue opere non cercano l’effetto ma la permanenza. E in questo vi è qualcosa di profondamente novecentesco, quasi arcaico. La scultura, per Fausto, non è decorazione ma esigenza morale. Ogni figura sembra emergere dalla pietra come da una lotta antica, trattenendo il dolore del lavoro, della migrazione, della perdita. La sua vicenda umana segnata dalla povertà, dalla morte del fratello Ugo nella Grande Guerra, dall’emigrazione in Ticino e da un riconoscimento pubblico sempre incompleto restituisce il ritratto di un artista appartato, ma essenziale. Uno di quelli senza i quali la storia dell’arte di un territorio rimane mutila. Eppure il vero miracolo della mostra avviene nel passaggio generazionale. Perché quella pietra, apparentemente conclusa nel silenzio della scultura, riappare decenni dopo nei tessuti, nelle cuciture, nelle stratificazioni materiche di Raffaella Soffiantini. Le sue “pittosculture” non si limitano ad illustrare bensì incarnano la memoria. Frammenti domestici, stoffe consumate, superfici dipinte diventano reliquie quotidiane. Qui il gesto femminile assume una forza quasi archeologica. Non c’è nostalgia nelle sue opere ma trasformazione. L’oggetto comune - un tessuto, una trama, un merletto - viene salvato dall’oblio e restituito a una dimensione universale. Come se la casa, improvvisamente, diventasse archivio della vita. E poi, nel punto più alto e commovente del percorso, arriva lo sguardo di Ashli Sartorelli. La fotografia dedicata alla prozia Liliana abbandona ogni artificio contemporaneo per entrare nella dimensione rara della verità. Ashli non fotografa soltanto una donna anziana; fotografa il tempo mentre si ritira dalle cose. La casa di Liliana, una volta piena di vita e lavoro, appare oggi sospesa, quasi consumata dalla memoria stessa. Il giardino ingiallito, gli oggetti ordinati per chi resterà, il silenzio delle stanze: tutto parla di una conclusione ma senza clamore. Anzi, con una delicatezza quasi sacra. Ed è qui che la mostra raggiunge il suo climax. Perché comprendiamo improvvisamente che il vero soggetto dell’esposizione non sono tre artisti, ma è il tempo. Il tempo che scolpisce i corpi. Il tempo che consuma le case. Il tempo che trasforma una cava in una fotografia, una bottega in un ricordo, una famiglia in patrimonio collettivo. Fausto lavorava la pietra per custodire le forme nella durata della materia. Raffaella introduce i frammenti della memoria nei suoi dipinti perché possano continuare a vivere nel presente. Ashli fotografa ciò che si trasforma, trattenendone la luce nel passaggio del tempo. Tre artisti. Tre gesti diversi. Una sola, silenziosa continuità della memoria. Nella dimensione raccolta della Fondazione Casa Marta, questa storia familiare assume un valore universale. Chi attraversa le sale riconosce qualcosa di proprio: una casa che continua a parlare, una voce che non si spegne, un volto che il tempo non cancella ma modifica. In un’epoca che consuma immagini senza sedimentarle, questo progetto compie un gesto necessario: restituisce presenza alla memoria. Perché l’arte, quando è autentica, accompagna il mondo dentro il tempo.
Sartorelli: generazioni di artisti. Tre generazioni. Una memoria viva. Dentro il tempo. Eleonora Alberti
Bellinzona, 3 giugno 2026
Aiutaci a realizzare il nostro progetto di mostra itinerante e in espansione, nonché la realizzazione dell’album fotografico di tutte le opere realizzate dallo scultore di Cresciano fu Fausto Sartorelli, e di un catalogo personale a lui dedicato. Grazie.
Eleonora Alberti e Raffaella Soffiantini durante l’allestimento e il vernissage della mostra: Sartorelli: generazioni di artisti