Fausto Sartorelli

Fausto Sartorelli (Saltrio, 1902 - Cresciano, 1953) nasce in una famiglia di marmisti giunta alla sesta generazione. Fin dall’infanzia entra in contatto con il lavoro della pietra: a dieci anni lavora già in cava e, tra i dodici e i diciotto anni, frequenta la Scuola d’Arte Industriale di Viggiù, istituzione attiva dal 1873 e rinomata per l’insegnamento della scultura nel circondario di Varese. Durante gli anni di formazione sviluppa le proprie capacità artistiche attraverso il disegno e la copia di opere di Francesco Hayez, Giovanni Albertolli e di altri maestri. La scuola conserva, inoltre, importanti materiali didattici donati da artisti viggiutesi, tra cui opere decorative di Stefano Argenti, Carlo Bottinelli, Domenico Bottinelli, Giuseppe Bottinelli, Guido Butti e studi di animali di Giuseppe Buzzi. La Scuola d’Arte di Viggiù rappresenta in quegli anni uno dei più importanti centri di formazione artistica del territorio. Molti allievi diventano proprietari di bottega e abili intagliatori, mentre altri proseguono gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, affermandosi come scultori di rilievo. Presso la sede della S.O.M.S. (Società Operaia di Mutuo Soccorso, fondata nel 1862) sono ancora oggi conservati gessi, disegni, tavole e medaglie assegnati agli studenti distintisi nelle esposizioni scolastiche annuali. Fausto Sartorelli conclude il suo percorso ottenendo la Medaglia di Bronzo. Le difficili condizioni economiche familiari segnano profondamente i suoi primi anni. La crisi delle cave, che spinge molti abitanti della zona ad emigrare negli Stati Uniti, e la perdita del fratello maggiore Ugo Sartorelli, promettente scultore diplomato all’Accademia di Brera e caduto in guerra nel 1917, inducono Fausto a mettere rapidamente a frutto il proprio talento. Nel 1920 si trasferisce in Ticino, a Bellinzona, dove viene assunto come scultore presso la bottega del professor Pietro Bianchi. Nel 1932 sposa Clarite Dindo, figlia dell’industriale del granito Urbano Dindo, e si stabilisce a Cresciano. Qui vive con la famiglia, composta dal figlio Luigi e dalla figlia Liliana, fino alla morte prematura nel 1953. Lavora inizialmente presso la cava del suocero, in uno spazio semplice ma funzionale: una tettoia che lo protegge dal sole e dalle intemperie durante il lavoro. Dopo la morte di Urbano Dindo e la vendita delle cave, Sartorelli adibisce a laboratorio una stalla presa in affitto a Cresciano. Il banco da lavoro e gli strumenti dello scultore sono tutt’ora custoditi dalla figlia Liliana Sartorelli, che vive ancora nella casa di famiglia. Pur operando intensamente in Ticino, Fausto Sartorelli non riesce ad ottenere un pieno riconoscimento pubblico. In quanto cittadino italiano, gli è infatti preclusa la partecipazione a numerosi concorsi pubblici e manifestazioni artistiche, inizialmente riservati agli artisti ticinesi e solo in seguito aperti agli artisti provenienti da oltre Gottardo. Nel corso della sua carriera collabora con importanti artisti del panorama ticinese, tra cui Giovanni Genucchi, Margherita Osswald-Toppi, Titta Ratti, Remo Rossi e Paul Speck, contribuendo concretamente alla realizzazione di alcune tra le più significative opere pubbliche del Ticino. Tra queste si ricordano la Foca (Otaria) di Piazza Governo a Bellinzona, l’Elvezia sul Viale della Stazione a Bellinzona, la Madonna di Fatima al Passo del San Gottardo, Iris, bassorilievo sulla facciata laterale della Posta centrale di Lugano, la figura femminile distesa del Cimitero monumentale di Ascona, le allegorie dell’Italia e della Svizzera presso la stazione di Chiasso e le sculture sul tetto dell’Hotel Emden alle Isole di Brissago. A queste si aggiungono numerosi monumenti funerari presenti nei cimiteri ticinesi, raramente firmati da Sartorelli poiché spesso attribuiti agli artisti titolari delle commissioni. Muore improvvisamente a Cresciano nel 1953, a pochi passi dalla propria abitazione, al ritorno di una passeggiata serale con l’amata moglie Clarite, colpito da una dissezione aortica a soli cinquantuno anni.

Bellinzona, 3 maggio 2026

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Umberto Bruno